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L'affondamento del "Marina di Equa"
A 30 anni dal naufragio il dovere della memoria 
equa

Sono già trascorsi tre decenni da quel terribile giorno in cui una nave e tutto il suo inestimabile carico umano di lavoratori furono ingoiati dalla furia indomabile dell’Oceano Atlantico, in corrispondenza del Golfo di Guascogna. Il 29 dicembre 1981, infatti, alle ore 17.55 la nave mercantile Marina di Equa affondò tragicamente insieme a ben 30 giovani membri dell’equipaggio, a causa di un vento da SW forza 9 e mare con altezza di circa 11 metri. Le predette condizioni meteo causarono dapprima un notevole imbarco di acqua nella stiva e successivamente il cedimento della paratia stagna fra la stiva 1 e 2, con relativa perdita del requisito della galleggiabilità e l’ineluttabile affondamento.






















30 lunghissimi anni da una angosciante esperienza che sconvolse una isola che si apprestava a festeggiare entusiasta l’arrivo di un altro anno, che sarebbe stato poi ricordato come quello dei Mondiali di Spagna. 30 lunghi anni ma che non hanno minimamente scalfito il ricordo per l’immane sciagura. Tre decenni nel corso dei quali altri sinistri marittimi, purtroppo, hanno traumatizzato l’isola come in occasione delle drammatiche vicende del 1994 e del 1996, fino ad arrivare ai film horror dei giorni scorsi, fortunatamente conclusi con un meraviglioso lieto fine. Un mare impietoso che nel corso dei secoli è sempre risultato croce e delizia del suo popolo, fonte inesauribile di sopravvivenza e ricchezza; ma anche macabra e gelida tomba che dolorosamente spense brevi esistenze traboccanti di sogni e di speranze, affossandole tristemente presso ignoti ed oscuri abissi marini. Alle 17.55 le chiese dell’isola hanno doverosamente ricordato questo tragico anniversario, così come ha fatto lo stesso Comune deliberando la apposizione di una lapide in corrispondenza del belvedere di Terra Murata.In tutti questi giorni l’isola di Procida, a trent’anni di distanza, ha dato prova di non aver mai smarrito il dovere della memoria per i propri figli, Pietro Cibelli, Grazio Scotto di Marrazzo e Giuseppe Visaggio. 
Sal.Iov.

Espressioni procidane

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